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Il potere delle donne - Temi biblici: Giuditta con la testa di Oloferne

La storia di Giuditta è narrata nel libro omonimo della Bibbia (Giuditta 7-13); durante l’assedio della città di Betulia da parte delle truppe di Nabucodonosor, Giuditta per salvare il popolo ebraico dall’imminente disfatta si reca all’accampamento del comandante militare Oloferne e dopo averlo sedotto e ingannato, durante la notte compie la volontà di Dio, decapitando con la sua stessa scimitarra il nemico assiro. Prima di eseguire l’efferato gesto invoca con una preghiera il Signore perché gli dia la forza di realizzare i suoi disegni “Signore del cielo e della terra, creatore delle acque, re di tutte le tue creature, ascolta la mia preghiera; fa che la mia parola e l’inganno diventino piaga e flagello di costoro che fanno progetti crudeli contro la tua alleanza e il tuo tempio consacrato”(Giuditta 9, 12-13). Nella sua preghiera ricorre la parola inganno, perpetrato da una donna a discapito di un uomo, sopraffatto dalla sua bellezza e avvenenza. Ancora una volta è una donna, Giuditta, scaltra e coraggiosa, che utilizza l’astuzia femminile e tutto il suo fascino per raggirare e realizzare il suo disegno a sfavore di Oloferne, uomo temibile e potente, a capo di un esercito invincibile. La figura di Giuditta può essere interpretata come esempio di virtù, come un’eroina che vince la tirannide, o come esempio di astuzie femminili.
Lucas Cranach riprodurrà diverse volte questo soggetto all’interno della sua bottega, riuscendo a fondere nel volto di Giuditta bellezza e determinazione, le principali doti all’origine del successo della sua impresa.
Nel dipinto di Kassel del 1526/30, Giuditta è raffigurata nell’attimo successivo alla morte del comandante assiro, mentre impugna ancora la spada nella mano destra e con la sinistra mostra la testa decapitata di Oloferne allo sguardo partecipe dello spettatore. Alle sue spalle una cupa cortina simboleggia la tenda dell’accampamento del comandante, dalla cui apertura si intravede sullo sfondo la città di Betulia, arroccata sulle cime di un monte.
L’abbigliamento dell’eroina si rifà al dettato biblico in cui si racconta di come Giuditta si sia abbigliata e ornata dei suoi migliori vestiti della festa, e dei suoi monili più preziosi, per ingannare e affascinare il temibile Oloferne. Gli abiti sontuosi contrastano con la crudezza con cui è rappresentato il collo reciso dell’assiro; nella compostezza e fermezza del suo sguardo, nell’eleganza e regalità di portamento, è insita la forza dell’inganno e del potere che una donna, apparentemente debole e indifesa, può adottare per compiere qualsiasi impresa.

 

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