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Le immagini della Fede - San Gerolamo nel deserto

Nel dipinto di Cranach il santo è raffigurato in ginocchio in adorazione del crocifisso, nell’estremo atto penitenziale della flagellazione. Il paesaggio che lo circonda è boscoso, con uno stagno in primo piano dove, oltre al tradizionale leone del racconto agiografico, si abbeverano piccoli esseri con corpo d’uccello e protome umana. Utilizzando il medesimo espediente compositivo di una xilografia eseguita dall’artista nel 1509, il crocifisso sembra un virgulto generato dal grande albero che lo affianca: rappresentazione simbolica del concetto che assimilava il Cristo risorto al rinato Albero della Conoscenza del Paradiso. Il contesto scenografico è ben diverso dal deserto roccioso che abitualmente accompagna le immagini di San Girolamo in ambito italiano.
In occasione della mostra la tavola di Cranach è posta a raffronto con il san Girolamo di Lorenzo Lotto, in cui il santo riposa in un piccolo recinto delimitato da uno steccato, diventando quasi parte integrante del paesaggio, tanto che persino le pieghe della veste sembrano avere la stessa struttura della roccia.
Rispetto al dipinto di Lotto e alla precedente xilografia, nella tavola di Innsbruck, databile al 1525, Cranach sembra sottolineare il senso di distacco del santo dal contesto, anche per l’evidente bidimensionalità della composizione. E’ possibile che tale effetto sia stato accentuato dalla prassi utilizzata dalla bottega per la riproduzione di prototipi del maestro.
Negli anni della Riforma la figura di Girolamo, padre della chiesa vissuto tra il IV e il V secolo, divenne particolarmente significativa sia in ambito protestante sia cattolico, per la straordinaria rilevanza della sua opera di traduzione della Bibbia in latino dalle fonti greche, ebraiche e aramaiche, denominata Vulgata.

 

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