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Le immagini della Fede - Adamo ed Eva

Nelle tavole di Firenze, Cranach presenta Adamo e Eva in un formato di poco inferiore al naturale.
Tra le due figure appare, appena accennato, l’albero dall’alto del quale emerge il serpente che si attorciglia per avvicinarsi al volto di Eva. Ella sta per porgere la mela ad Adamo che, perplesso, la guarda. Lo sfondo è rigorosamente nero, indicante probabilmente il peccato originale.
L’immagine dei progenitori, che diverrà uno dei soggetti più fortunati di Cranach, è ripresa da una xilografia eseguita dall’artista nel 1509 insieme con altri soggetti di carattere profano (Il giudizio di Paride, Venere e Cupido).
Le opere di analogo soggetto eseguite da Dürer, di cui si ricordano la celebre incisione del 1504 e le due grandi tavole (oggi al Madrid, Museo del Prado), denunciavano l’esigenza di rappresentare l’anatomia secondo le nuove teorie volumetriche e spaziali dell’arte rinascimentale basate sul recupero delle proporzioni della statuaria classica, così come propugnate da Leon Battista Alberti.
Cranach rielaborerà i prototipi di Dürer, conosciuti probabilmente tra il 1507 e il 1508, facendo della rappresentazione dei progenitori una delle sue creazioni di maggiore successo.
Di particolare interesse, in questa sede, è il confronto con le due tavole di Marco Basaiti della Galleria Borghese, che costituiscono un esempio precoce e di grande interesse riguardo all’ influsso dell’arte tedesca in ambito veneto.
Nella tavola di Vienna, differentemente da quella degli Uffizi, Cranach dà maggior importanza al rapporto fisico e psicologico dei due personaggi e all’ambientazione paesaggistica, inserendo elementi fitomorfi e zoomorfi, quali, ad esempio, il cervo indicante le future sofferenze dell’umanità. Omette inoltre lo sfondo nero allusivo del peccato originale spostando l’albero nella parte destra del dipinto.
L’erotismo che emerge nell’episodio, dovuto in particolare alla posizione da ballerina assunta da Eva e dall’atteggiamento di Adamo che guarda la compagna non più perplesso, come nella tavola di Firenze, ma partecipe, abbracciandola e porgendole il frutto proibito, potrebbe ricollegarsi a una corrente teologica dell’epoca che individuava nel peccato della lussuria la vera causa della rovina dell’uomo.
Non a caso, opere di questo genere e tipologia erano apprezzate non tanto per l’aspetto teologico, quanto per quello sensuale ed erotico. Di queste rappresentazioni Cranach divenne l’autore più ricercato e, soprattutto dopo il 1525, la produzione cospicua di queste tavole divenne caratteristica della sua bottega.

 

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