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La La Sensualità femminile tra sacro e profano - Le Lucrezie: Lucrezia (Vienna)

Nel I libro Ab Urbe Condita, lo storico Livio narra l’episodio della fedele Lucrezia, donna romana costretta dal figlio del Re Tarquinio il Superbo a commettere adulterio. L’atto nefando provocò una sommossa popolare che portò alla cacciata dei Tarquini, quindi Lucrezia, con il suicidio a motivo della sua esemplare virtù, fu una figura determinante nella Repubblica Romana.
Nel dipinto viennese la protagonista è rappresentata a figura intera nell’atto di conficcarsi il pugnale con la mano destra, spingendolo dal basso verso l’alto; la fisionomia è esile, il capo è leggermente inclinato verso sinistra, lo sguardo di Lucrezia che sembra cercare aiuto nello spettatore.
La delicata figura non è adorna di gioielli (come le altre “Lucrezie” o le “Veneri”), anche se i capelli sono raccolti in una preziosa retina lavorata in oro; la sua unica veste è il tipico velo trasparente, caratteristico delle figure femminili di Cranach, raffinato ornamento dal gusto sottilmente erotico.
L’opera, datata 1532 in basso a sinistra e siglata dal pittore con l’emblema del serpente, è probabilmente da considerare il pendant della Venere di Francoforte, della quale riprende le dimensioni, la tipologia, lo sfondo scuro e la superficie d’appoggio della figura. Le due tavolette appaiate potrebbero così essere interpretate come la rappresentazione simbolica delle due facce dell’amore: il vizio e la virtù.

 

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