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La La Sensualità femminile tra sacro e profano - Le Veneri: Venere (Francoforte)

Cranach introdusse nel suo repertorio le rappresentazioni di Venere a figura intera anteriormente al 1510, come dimostra la tavola raffigurante Venere e Amore dell’Ermitage di San Pietroburgo, datata 1509. La tipologia della figura isolata sul fondo scuro accomuna questo tipo di dipinti ad altre opere, come la Venere attribuita a Botticelli (Berlino, Staatliche Museen, Gemäldegalerie) e la Venere di Lorenzo Costa (Budapest, Szépmúvészeti Museum). Il richiamo all’antichità è suggerito dalla nudità dei corpi dalla pelle candida, a cui lo sfondo nero conferisce la suggestione delle statue marmoree.
L’identificazione del soggetto del dipinto di Francoforte con una Venere non è accertabile, data l’assenza di qualsiasi riferimento narrativo, così come di Cupido e degli attributi tradizionali della dea. E’ invece la stringente somiglianza con la Lucrezia di Vienna, per dimensioni, tipologia e piano d’appoggio delle figure, ad aver suggerito l’ipotesi che le due tavole siano state concepite come pendants. Proprio il raffronto con il dipinto viennese porta a riconoscere nelle fattezze della figura di Francoforte una Venere sensuale, la cui nudità non è tanto aggraziata quanto decisamente provocante: il suo corpo adorno di gioielli i tratti del volto delicati eppure quasi animaleschi attraggono l’attenzione dello spettatore insieme con il particolare movimento armonico delle braccia, con le quali la fanciulla maliziosamente gioca stendendo un velo trasparente sulle sue parti intime.
E’ possibile che Cranach abbia avuto difficoltà a vendere nel 1532 questo singolare dipinto, reputando opportuna l’esecuzione di un pendant, raffigurante la virtuosa e drammatica Lucrezia, che ne trasformasse il messaggio dichiaratamente erotico in una contrapposizione di carattere moraleggiante.

 

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