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Le immagini a stampa - Venere e Cupido

Venere è raffigurata in piedi, la testa reclinata verso il figlio Cupido, mentre con la mano destra sembra dissuadere il piccolo dio dell’Amore dallo scoccare la freccia, probabilmente destinata all’uomo a cavallo ritratto sullo sfondo, lungo la strada che porta al castello. Nonostante il paesaggio montano, la dea poggia i piedi su quelle che sembrano essere onde di spuma marina. In questo caso si tratterebbe di un’allusione alla nascita della dea: secondo il mito, Urano, castrato dal figlio Crono, vide i propri testicoli cadere in mare e le acque, così fecondate, diedero vita alla divinità più bella dell’Olimpo.
Nonostante queste premesse, il soggetto appare di non chiara interpretazione. Venere, contrariamente alla propria natura di dea dell’amore, sembra voler moderare l’azione del figlio, rivolta a suscitare il desiderio carnale in maniera maliziosa. In questo contesto potrebbe incarnare un ideale di bellezza trascendentale o una Venere celeste, simbolo di purezza: Cranach lascia ambiguamente allo spettatore il compito di deciderlo.
Dal punto di vista tecnico si tratta di una xilografia a chiaroscuro: l’artista eseguì una prima stampa per definire i contorni delle figure e del paesaggio per poi procedere ad una seconda impressione, con un’altra matrice, per colmare le aree rimaste bianche con diverse gradazioni di ombre.
La data 1506, che compare sullo stemma del artista pendente dall’albero, probabilmente non è veritiera. Cranach potrebbe aver anticipato l’anno di esecuzione per attribuirsi l’invenzione della stampa a chiaroscuro a scapito del suo rivale di Augusta Hans Burgkmair, impegnato in esperimenti analoghi.
La statuaria figura di questa Venere nuda, i cui unici ornamenti sono rappresentati dall’acconciatura costituita da un’elegante cuffietta e da un doppio giro di perle al collo, ricorda per posa e proporzioni prototipi femminili italiani, come la Leda di Leonardo da Vinci, di cui la Galleria Borghese possiede una copia.