Menu1-1 Menu1-2 Menu1-3 Menu1-4 Menu1-5 Menu1-6 Menu1-7
Menu2-1 Menu2-3 Menu2-2 Menu2-3 Menu2-4 Menu2-7
 

 

 

Le immagini a stampa - La penitenza di san Giovanni Crisostomo

Secondo un racconto popolare accolto nella versione tedesca della Legenda aurea, san Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli e dottore della Chiesa, noto per la veemente e suadente oratoria (in greco Crisostomo significa “bocca d’oro”), avrebbe ceduto alle tentazioni della carne, abusando della giovane figlia di un imperatore rifugiatasi, durante una tempesta, nella caverna in cui il santo viveva come anacoreta. Nel tentativo di occultare il misfatto, l’eremita l’aveva gettata da una rupe ma, immediatamente pentitosi, decise di camminare per tutta la vita nudo e a carponi per espiare il terribile gesto, finché infine non fu scoperto e perdonato. Cranach lo ritrae in secondo piano sulla destra mentre la principessa, è collocata al centro della composizione, insieme al figlio dato alla luce dopo essersi miracolosamente salvata: la dolce figura è protetta da una fitta e rigogliosa vegetazione, animata dalla presenza di un uccello e due cervi che, disposti ai lati, sembrano vegliare sulla madre ed il bambino, raffigurati nudi come nella stampa di analogo soggetto incisa da Dürer nel 1495 e da cui Cranach trasse ispirazione. Rispetto a quest’ultima l’artista si discosta soprattutto per la vivacità del segno grafico, istintivo e meno strutturato, perfettamente adatto alla resa dell’atmosfera umbratile del bosco.
In alto a sinistra, dissimulati tra gli alberi, l’artista ha inserito due stemmi: quello fasciato della casa di Sassonia, con la corona di crancelino posta in banda, e quello a spade incrociate in campo bipartito nero e bianco dell’ Arci-Maresciallo dell’Impero, carica rivestita da Federico il Saggio in qualità di Principe Elettore.
L’opera è firmata in basso con le iniziali dell’artista LC e con il suo emblema araldico, il serpente alato concessogli nel 1508, in vista del viaggio diplomatico nelle Fiandre intrapreso dall’artista in quello stesso anno per conto del principe Federico il Saggio.