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Le immagini a stampa - San Giorgio

Il santo cavaliere, che indossa un’elegante armatura, è raffigurato in piedi al centro della composizione, con lo sguardo rivolto altrove e la lancia in mano, l’arma con la quale, secondo la Legenda Aurea, aveva trafitto il drago cui la giovane principessa, figlia del re di Libia, doveva essere sacrificata per salvare la popolazione del regno. Gli abitanti della città di Selem erano infatti obbligati ad offrire al mostro due pecore al giorno ma, con il tempo si videro costretti a metterne a disposizione una, accompagnata da un giovane estratto a sorte, finché non fu il turno della figlia del re. L’episodio è accennato in secondo piano con pochi tratti veloci ma estremamente precisi che riassumono l’esito della vicenda: Giorgio sta infatti cingendo il collo del mitico animale, tramortito e addomesticato, con la cintura della fanciulla, per trascinarlo sotto le mura della città.
La concezione della figura è imponente e statuaria, ma il tono solenne è mitigato dalla presenza dei due amorini in basso, ritratti in atto di reggere l’elmo e parte dei finimenti del cavallo. Il loro inserimento deriva probabilmente da soggetti profani di ambito italiano, in particolar modo le raffigurazione di Venere e Marte in cui i putti disarmano il dio dormiente, in allusione alla forza dell’amore su quella bruta. Da notare anche la singolare acconciatura del santo, con la chioma raccolta in un ciuffo per evitare che i capelli possano intralciare l’azione.
La stampa potrebbe essere un’allusione all’ordine di San Giorgio fondato dall’imperatore Federico III e continuato dal figlio Massimiliano I: il combattimento contro il drago, sarebbe così da leggere come una crociata contro l’Impero Ottomano, obiettivo principale dell’ordine.
La stampa è firmata con le iniziali dell’artista LC ed è datata 1506 su una pietra in basso a destra.