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Le immagini a stampa - La morte di Marco Curzio
In primo piano un uomo a cavallo è raffigurato di spalle in atto di scendere in un’apertura nel terreno mentre, su una piattaforma, alcuni uomini assistono concitati alla scena. Si tratta della morte gloriosa di Marco Curzio, giovane patrizio e valoroso cavaliere romano che nel 362 a.C. sacrificò la propria vita per salvare il futuro di Roma e dei suoi concittadini. La leggenda narra che, in seguito all’improvvisa apertura di una voragine nel Foro, gli auguri avevano predetto l’imminente allargamento del baratro, all’interno del quale l’intera città sarebbe stata risucchiata, qualora non vi fosse stato gettato quanto di più prezioso i cittadini avevano in proprio possesso. Marco Curzio, convinto che il coraggio e il valore fossero i beni più preziosi di ogni romano, decise di sacrificare se stesso per l’intera comunità.
L’incisione di Cranach è una riproposizione in controparte della placchetta di analogo soggetto del Maestro I.O.F.F., bronzista attivo in Italia intorno al 1500 e specializzato nella produzione di oggetti di piccole dimensioni, rappresentanti episodi mitologici o figure emblematiche e leggendarie del mondo pagano. Contrariamente al prototipo, Cranach aggiunse il paesaggio sullo sfondo ma, a differenza delle stampe realizzate in questo periodo (San Giorgio, La penitenza di San Giovanni Crisostomo), il vibrante e dinamico tratto incisorio sembra raggelato, evidentemente a causa del lavoro di traduzione di un’opera autonoma. Il tempietto poggia su due esili colonne: mentre nella placchetta, a causa della ridotte dimensioni, l’anomalia è appena percepibile, nella stampa l’errore è evidente e l’artista avrebbe dovuto correggerlo con l’aggiunta di altri pilastrini per rendere verosimile la statica dell’edificio.
Dal punto di vista meramente iconografico risulta interessante il confronto tra l’incisione e il rilievo di analogo soggetto murato nel Settecento nel salone d’ingresso della palazzina, ma un tempo esposto all’esterno, sulla facciata della villa: è opera di Pietro Bernini, padre del celebre Gian Lorenzo, che aggiunse al cavallo antico (I-II sec. d.C) la figura del cavaliere (1617).